Prassi nell’Ottocento: arrangiamenti e trascrizioni

16 ottobre 2008 di D.

Un fattore importante per ricostruire la prassi esecutiva delle varie epoche (oltre a trattati, carteggi, corrispondenze, iconografia, cartelloni ecc) è quello dello studio della diffusione della musica (modalità e quantità).

Studiare la prassi esecutiva del XXI secolo ignorando l’esistenza di Internet o quella del XX secolo ignorando i dischi sarebbe più che riduttivo.

Il “si fa così” degli ultimi cento anni nasce al 70% dai dischi: solo il restante 30% è “colpa” degli insegnanti. Solo nel caso di insegnanti invadenti come Celibidache o di allievi veramente inetti le percentuali si rovesciano un po’.

Come funzionava l’800?

Per la musica orchestrale (sinfonica o dei concerti solistici) il vero centro erano i salotti, non i teatri o le sale da concerto.

Prescindiamo dai concerti diretti dallo stesso compositore: questo tipo di concerti è quello a noi più noto nonostante rappresenti una minuscola parte della vita musicale dell”800. Ciò deriva dal nostro atteggiamento “maggoritario” che ci fa normalmente prediligere i moccoletti di Mozart a sei anni rispetto alle sinfonie di Michael Haydn: Mozart è “dentro”, marchio garanzia, Haydn è fuori.

Torniamo alle sinfonie ed alla loro diffusione.

Solo le composizioni che superavano il severo esame del salotto avevano qualche speranza di arrivare nella sala da concerto.

E’ quindi fondamentale vedere come ci arrivavano.

Una sterminata letteratura di arrangiamenti per salon orchester, formazioni cameristiche e pianoforte a quattro mani sta negli ultimi venti mesi rivedendo la luce grazie alla rete.

Mi occuperò oggi solo delle trascrizioni per pianoforte solo.

Il primo nome che viene alla mente è normalmente Liszt.

Siamo fuorviati dal prestigio del nome (il solito atteggiamento “maggioritario”) e dal fatto che la nostra labile memoria non distingue fra trascrizioni e ahimè celeberrime parafrasi fantasie in stile Biedermeier (molto bidet, poco maier).

Le trascrizioni di Liszt per pianoforte si riducono a pochi titoli ed in tutti si vede lo sforzo di mettere in luce l’elemento romantico: una sinfonia di Beethoven del 1800-1810 trascritta da Liszt prende le sembianze di una sinfonia composta volendo nel 1850 (considerando il ritardo, costante in tutte le epoche, fra avanguardia pianistica o quartettistica, routine orchestrale, coda corale). Il Beethoven romantico (spesso Brucnertoven o quantomeno Brahmstoven) che siamo abituati ad ascoltare ancor oggi deriva in buona parte anche da ciò.

Le trascrizioni hanno un’ottima resa anche sui pianoforti moderni tranne forse alcuni rulli di timpani e passaggi di legni: Liszt suole trascrivere i primi come un tremolo in ottava con il suono più grave situato due ottave sotto il suono reale, i secondi un’ottava sopra rispetto il suono reale. L’effetto è stupendo sui pianoforti ottocenteschi (arpa in legno ecc), quasi insopportabile sui moderni.

I titoli di una certa importanza trascritti da Liszt, oltre ai lavori propri, sono:

- Beethoven: sinfonie 1-9

- Mozart: Lacrymosa e Confutatis

- Rossini: ouverture del Guglielmo Tell

- Weber: ouverture di Oberon e Freyschuetz

- Berlioz: 7 lavori compresa la Symphonie fantastique (che non sono riuscito ancora a leggere e comparare con la partitura).

Il processo di trascrizione richiede una competenza in orchestrazione, direzione e tecnica pianistica non indifferenti.

Per fare degli esempi, tale competenza manca totalmente in Spigl: si vedano le sue trascrizioni delle sinfonie di Haydn fatte per la Universal nel 1902.

All’estremo opposto dell’adattabilità al pianoforte troviamo Laurischkus (si veda i Brahmsbuecher per la Simrock) e le “Perles Musicales pour piano sans octaves” di Michel Chiesa (per Ricordi e Boosey): qui l’intento è quello di lasciare una traccia dell’idea musicale anche semplificando al massimo le difficoltà tecniche.

Il modello assoluto resta comunque Otto Singer. Di lui è difficile trovare notizie: seguace e amico di Liszt e Wagner, pianista, compositore. La sua importanza per la storia della musica non è ancora compresa…

Ciò che ho a disposizione è la valanga di trascrizioni sue per la Peters: faccio prima a dire che non so se abbia trascitto anche Cajkovsky che a dire cosa ha trascritto.

Quando uno studia una partitura, alcuni elementi restano più impressi di altri. Se allo studio della partitura si affianca l’esercizio su una riduzione pianistica, gli elementi tralasciati nella trascrizione passano in secondo piano.

Non tutti sanno che gli studenti di direzione italiani dirigono per il 99% del loro tempo solo dei pianoforti; anche nelle paradisiache Germania e Svezia la percentuale scende raramente sotto all’80%.

Ho iniziato un mese fa un lento lavoro di confronto tra varie trascrizioni, partiture ed incisioni: lo scenario che si sta delineando sulle “solide basi” della prassi esecutiva ottocentesca nel ’900 è a dir poco affascinante!

Peccato che le giornate abbiano solo 24 ore…

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