Rock e architettura musicale

19 agosto 2009 di D.

Alcune riflessioni sulle ripercussioni che l’idea musicale ha sull’orchestrazione e sulla forma partendo da alcuni esempi della musica rock e pop: Parsifal (i Pooh), Concerto Grosso per i New Trolls (Bakalov), Uomo di Pezza (Le Orme), Shine On You Crazy Diamond (Pink Floyd).
L’idea musicale, quando nasce, contiene già in nuce quasi tutte le caratteristiche del brano musicale che da essa nascerà: sembra quasi un DNA, una virtute informativa dantesca, una omeomeria anassagorea (per cui non esiste il vaccino…).
Nell’ambito della musica leggera il fenomeno si semplifica, visto che raramente la musica deve sottostare ad esigenze di testo: è più facile trovare un Mogol che un Battisti per accontentare le orecchie disattente del mercato e per questo normalmente i testi vengono composti sulla musica e non viceversa… ciò sarebbe stato inconcepibile in passato (se escludiamo il gatto e la volpe di Lipsia: Picander e Bach…)
Ogni autore ha le proprie forme, dimensioni e sonorità congeniali. Basti pensare a un Schubert perfetto nei Lieder ma che si perde nelle sinfonie o nelle messe.
O ai goffi tentativi di Battiato di adattare ai suoi modelli formali banali (nel senso che non si spingono mai oltra la canzonetta: forse a Darmstadt non gli hanno spiegato che “Gestalt” può essere anche la forma musicale!) i versi senza struttura di Sgalambro (e la struttura non è la sola cosa assente…).

Inviterei all’ascolto e confronto dei quattro brani riportati nei video qui sotto, provando a concentrarsi soprattutto sull’aspetto formale.
Si parte dal miglior tentativo (ma ciò nonostante ancora mal riuscito) dei Pooh in direzione progressive nel brano Parsifal del ’73.
I pochi aiuti di mano esperta si limitano (spero) all’orchestrazione della seconda metà. Il materiale tematico ed armonico resta però grezzo e la forma claudicante e goffa: si percepisce lo smarrimento di chi prova ad uscire dalla canzonetta, un po’ come Novecento di Baricco quando deve scendere dalla nave…

Qui il Concerto Grosso per i New Trolls (e non “DEI” New Trolls!) composto da Bakalov due anni prima del tentativo Parsifal dei Pooh: stessa durata, stesso mercato discografico, stessi intenti, ma qui sono evidenti il progetto “architettonico” a monte e la “mano esperta” nella composizione oltre che negli arrangiamenti.
(Nell’Adagio la pronuncia Shakespeariana di “Tudàii, tuslì, mèibi tudrimme” dei mitici The Skultsy e Dae Pulow sarà voluta?)

L’anno dopo, credo senza aiuti di mani esperte, in molti brani senza orchestre nè chitarre, le Orme escono con “Uomo di pezza” (nel video sotto il brano “Porta chiusa”: purtroppo conosco poco l’album “Collage” dell’anno precedente e preferisco muovermi in territorio noto). Il materiale è del tipo e nella quantità giusti per le forme adottate. La cura nella forma rende sopportabile addirittura la grezza citazione a 6.26 della ciaccona in re minore di Bach… Rispetto al lavoro di Bakalov, qui c’è il vantaggio della mancanza dello zampino esperto.

Per concludere, un omaggio ai maestri indiscussi dell’orchestrazione e della forma nel panorama del rock: i Pink Floyd. Da anni ascolto molti dei loro album e sempre ci trovo qualcosa di nuovo…
Qui di seguito solo le parti VI e VII (per ovvi motivi di spazio) di Shine On You Crazy Diamond dall’album “Wish you were here”: consiglio vivamente l’ascolto di tutte le nove parti…

Dai, già che ci sono, metto anche la 1-5.

…. un pezzetto alla volta…

e avanti…

e avanti ancora…

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