En pensiero en Pooh…

18 agosto 2009 di D.

Uno dei fattori più importanti dell’apprendimento è la “pulce nell’orecchio”. Si ascolta in maniera passiva perché non si sa che cosa si deve ascoltare. A volte basta riascoltare anche i vecchi dischi delle canzonette per scoprire un’infinità di particolari che ad un primo ascolto erano sfuggiti…
Stavo riascoltando i primi album dei Pooh per allenarmi un po’ nel riconoscimento della “stratigrafia musicale”, cioè per riuscire a riconoscere con facilità le varie fasi e le varie mani che concorrono alla creazione di un brano musicale.
Tipicamente nella musica leggera si scoprono idee originali ma grezzissime che passano per mani raffinatissime anche se accademiche (la catena Lennon&McCartney-G.Martin è estrema ed esemplare!) per arrivare a fonici demiurghi.
Nella musica italiana i grandi hanno sempre cercato di stare in sordina: Giancarlo Bigazzi, i due De Angelis, Francesco Anselmo, Gianfranco Monaldi sono nomi sconosciuti ai più.
Pochi hanno deciso di emergere dai fondali e mettersi in primo piano, come ha fatto Conte. (Ciò nonostante, molti credono ancora che Azzurro sia di Adriano Celenterato..)

Questo studio “stratrigrafico” vorrebbe essere uno degli argomenti principali del ciclo di lezioni di educazione all’ascolto che terrò per il Gruppio Vocale Concentus Clivi a partire da settembre.

Per concludere, un paio di “pulci” dedicate ai Pooh (chiedo ancora un po’ di pazienza al Signor R. per il ritardo con la serie infinita di articoli su Pink Floyd, Led zeppelin, Genesis: meglio cominciare in maniera graduale):
- Quanti di voi si sono accorti che la prima e la seconda strofa di Pensiero dei Pooh alternano battute di 4/4 e 5/4 mentre la terza e la quarta (a partire da 2.22 nel video qui sotto) tengono i 4/4 regolari e che questo indica l’esistenza di un “pensiero” musicale (mentre probabilmente il pensiero originale dei Pooh si limitava al titolo…)

Ed ora un paio di chicche per la canzone con cui ho iniziato a studiare l’armonia e che mi mandava in “bro’ de giuggiole” ai tempi della Quarta pagina: Tanta voglia di lei.
- Inizio canzone: chi ha avuto l’idea di aggiungere agli archi collosi un flauto in sol ed uno normale in do imbottiti di riverbero che eseguono rispettivamente le linee fa#-mi-re-do#-re e la-la# (linee che se lasciate soltanto agli arpeggi dei violini ed alle viole si sarebbero persi nella colla sonora)?
- Inizio strofa: chi ha avuto l’idea delle due chitarre, una acustica ed una elettrica che fanno sedicesimi mentre il pianoforte fa solo ottavi? Sapete che prima di Brahms nessuno faceva di queste cose?
- Aggiungere riverbero nei punti difficili (tipicamente note acute) era una prassi diffusa negli anni ’60 ed inizio ’70 e di cui si è spesso abusato per cercare di nascondere invano le stonature delle Orme, dell’Equipe 84 e di tanti altri. Quindi è perfettamente normale che il ritornello a 1.16 sia stato riprodotto e riregistrato in un giroscale in fase di registrazione. Ma perché dare un colpettone di riverbero anche al “sei più piccola che mai” a 0.54-57? Chi è stato così sensibile da capire che senza quel riverberino la canzone avrebbe reso meno?
- A 2.13 è stata un’ottima idea dare al flauto l’arpeggio che prima avevano i violini: ripeterlo ai violini sarebbe stato pesante. Ma chi è il drago che ha deciso di affidarlo ad un flauto in sol anziché a un flauto normale per ottenere un effetto più da flauto di pan? Monaldi stesso o il flautista? (Che l’idea geniale sia arrivata in un secondo momento è dimostrato dal fatto che gli arpeggi non scendono mai sotto al do, mentre il flauto in sol non avrebbe avuto problemi a realizzare l’armonia in modo migliore scendendo dove necessario qualche tonopiù in basso)
- Riprendere a 3.26 la stessa orchestrazione della prima strofa è dovuto a questioni di testo, a questioni di simmetria formale o è un semplice espediente per far risaltare l’ultimo crescendo a 3.52?

No se finis, Pooh, de emparar….

Categorie: musica, Pensieri, aforismi, riflessioni Comment »

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