Tempo d’esecuzione in Beethoven

Tuesday September 21st, 2010 di D.

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Categorie: Historically informed performance 8 Comments »

8 Responses to “Tempo d’esecuzione in Beethoven”

  1. D. says:

    Ciao Davide,
    ho trovato questo:
    - Herbert Seifert, „Beethovens Metronomisierungen und die Praxis“, Beethoven-Kolloquium, Kassel 1977,
    - Peter Stadlen: „Beethoven und das Metronom“

    Forse può esserti utile.
    Buono studio,

    Egometipse.

  2. D. says:

    In Steiner c’è scritto che il pamphlet con le indicazioni metronomiche delle prime 8 sinfonie e del settimino è del 1817.

  3. Giorgio Nascetti says:

    Ho letto più volte – mi spiace non poter citare le fonti, che non ricordo: dovrei andare a cercare nelle biografie Beethoveniane, forse Cooper, ma non ho il tempo – che le indicazioni metronomiche vennero messe da Beethoven coadiuvato dal nipote Karl. Rattalino, parlando delle ultime sonate, dà quelle indicazioni metronomiche come autentiche e attendibili. Ho letto una intervista a karajan che le dà per “originarie” e risponde all’intervistatore dicendo che non ha potuto rispettarle nel II movim della IX poiché imponevano un tempo troppo rapido persino per la Filarmonica di Berlino. Pollini cerca di rispettarle. Insomma una serie di dati che mi hanno sempre lasciato credere profondamente in quelle indicazioni. Aggiungo che personalmente le trovo assolutamente attinenti: credo che Beethoven nei brani più brillanti vado eseguito in modo in certi casi addirittura vorticoso, o lo si snatura. Credo anche che certe intepretazioni, pur di grandissimi interpreti, come Celibidache, Klemperer e Furtwaengler, lo abbiano di fatto “appesantito”. Forse sarà possibile ritrovare una più giusta immagine di Beethoven – come è avvenuto per il Bach dello Spitta – attraverso la filologia. Ma c’è un interrogativo a cui vorrei risposta: assai più sconcertanti di quelli di beethoven sono i metronomi delle edizioni chopiniane. Chi li ha messi? Sono attendibili? Nessuno li rispetta. Forse Pollini nell’ultima – assai poco espressiva però – intepretazione dei Notturni. Qualcuno può rispondermi?

  4. Renato Di sano says:

    L’uso senza elasticità di uno strumento come il metronomo ammazza la musica. Nessuno dei grandi interpreti lo usa come pare che vorrebbero fare i valenti commentatori di questo sito. Nessuno. Il metronomo serve solo a TENTARE di insegnare il senso del tempo a chi, pur volendo far musica, ne fosse sprovvisto. Ma se non si sa fraseggiare, se non si sa articolare con anche infinitesime oscillazioni ritmiche pur nell’ambito di un’esecuzione ritmicamente rigorosa, non si è musicisti, si è solo solfeggiatori.

    • D. says:

      Questi articoli si rivolgono a musicisti che sanno fare un uso intelligente del metronomo.
      L’uso del metronomo a cui Lei si riferisce è quello per i bambini ai primi tre anni di studio.
      Nessuna persona dotata di un minimo di intelligenza musicale potrebbe presupporre un uso del metronomo come quello che Lei insinua per le sinfonie di Beethoven.
      Davide Lorenzato

  5. Gentile Maestro, intanto la ringrazio dell’interesse da lei dimostrato verso un tema affascinante come quello dei tempi e delle velocità di esecuzione in musica… da amante della musica di Beethoven, mi preme dire che la profondità di pensiero di tale musica, e la funzione preponderante degli aspetti ritmici in quella, risultano sminuiti, ai miei orecchi di ascoltatore, dall’eccessiva velocità, che – sempre secondo il mio gusto personale – non rende loro un buon servigio… l’attendibilità delle indicazioni metronomiche di Beethoven, mi sembra di capire, non è, storicamente, assolutamente certa, e io coltivo la speranza che magari in futuro esse si rivelino false… ma anche se fossero accertate, si potrebbe forse considerare la diversa epoca storica e la particolare posizione culturale del compositore, desideroso probabilmente di operare una rottura con la società aristocratica morente e di affermare i moderni valori democratici anche attraverso un linguaggio volutamente dirompente… e che forse oggi sia possibile finalmente gustare la musica di Beethoven con maggiore tranquillità e posatezza, in tutta la sua bellezza, senza più gli urgenti intenti militanti che poteva avere l’autore nell’epoca sua…

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