27 aprile 2009 von D.
Su come l’ignoranza, l’esibizionismo gradasso e la credulità riescano spesso a spostare l’attenzione su fatti marginali, non pertinenti o addirittura inesistenti, distogliendo dalle questioni centrali. E su come il concetto di democrazia non possa sussistere senza quello di libertà, comprendendo nella libertà soprattutto la libertà dalla paura, dal debito e dall’ignoranza.
Circa dieci mesi fa ho pubblicato due articoli di guida all’ascolto di due brani di Demetrio Stratos: le sirene e flautofonie.
Da musicista, mi è sempre sembrato normale interessarsi alle varie sperimentazioni sui vari strumenti (fra cui la voce) per farsi un’idea delle risorse che uno strumento ha e per costruirsi un campionario delle tecniche utilizzate nei vari stili: sta poi a ciascuno di noi decidere sull’eventuale validità artistica di certi risultati.
Da musicista ho però anche il divieto di pretendere che tutti siano esperti in materia: un economista potrebbe vantare nei miei confronti le stesse pretese…
Per questo l’attività artistica ha sempre una funzione “didattica” anche prescindendo dall’insegnamento tradizionalmente inteso. L’artista educa sempre il pubblico con la sua attività. E se il pubblico è stolto, non è mai solo colpa del pubblico.
Ciò nonostante mi sembrerebbe normale trovare nei commenti ai video di uno sperimentatore come Demetrio Stratos, oltre a elogi e critiche sempre legittime, anche considerazioni sulle tecniche usate, sulle loro origini nelle varie culture musicali, sul loro possibile utilizzo in altri contesti musicali…
Niente di tutto ciò.
Quello che si trova è un campionario di panzane che definire grottesche è poco; il miles gloriosus plautiano ed il barone di Muenchhausen a confronto sembrano dei notai precisi e puntigliosi.
Si va da quello che si inventa sette di monaci greci in grado di cantare da soli polifonie a cinque voci (se lo sapesse Palestrina!) a quello che sostiene (su wikipedia!!) che Stratos fosse in grado di emettere suoni fondamentali di 7000 Hz; dai sostenitori delle sue virtù profetiche e religiose di Stratos a chi afferma con sicurezza che lui avesse cinque paia di corde vocali.
Purtroppo sono troppo realista per illudermi che buona parte di questi commenti sia ironica…
Nessuno pretende che la gente ascolti la musica “colta” contemporanea o che possieda per natura delle capacità minime di ascolto che la scuola non sa e non vuole coltivare, ma la sicurezza con cui vengono scritte certe boiate grazie al patrocinio dell’ignoranza è preoccupante.
E lo stesso accade probabilmente in tutti gli altri ambiti del sapere, ma non sono certo io l’esperto in grado di dirlo.
La rete ripropone con una schiettezza estrema la delicata questione della democrazia: tolto il “monarca” esperto (cioè l’autore del libro nell’editoria tradizionale) in grado di guidare o ingannare, proteggere o perseguitare, costruire o distruggere, come unica fonte dei mali resta la plebe (plebe intesa in senso culturale), la grande massa delle pecore orwelliane.
Più tale massa è numerosa ed ignorante e più è facile manovrarla e spingerla a facili derive.
La si pungola col debito ed educandola al consumismo, la si impaurisce con le bombe e con le streghe (comuniste o “arabe”), la si tiene ignorante e sazia con i circenses televisivi e cartacei travestiti da informazione.
Machiavelli è schietto, non cinico!
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30 marzo 2009 von D.
Alcune brevi considerazioni generali sull’intonazione nel coro, su alcuni parametri musicali spesso trascurati dai direttori e su fondamentali problemi della didattica musicale.
Sono ormai passati quattro anni da quando è nato il progetto intonat, seminario sull’intonazione naturale che ho proposto ormai decine di volte in giro per l’Europa.
Questo seminario era nato come corso sull’intonazione naturale vista come zona specifica del mondo dell’intonazione.
Con mia grande sorpresa durante i miei seminari mi sono accorto che la sete (e la carestia) di conoscenza riguarda ancor più l’intonazione in generale o, meglio, l’approccio stesso alla musica ed alla sua didattica.
E questo vale a tutti i livelli: per direttori di cori popolari, parrocchiali, di voci bianche, di cori d’oratorio, di coro da camera, d’orchestra…
Sono ormai alcune centinaia i direttori che hanno seguito il mio corso: dall’autodidatta al direttore professionista, dal maestro di cappella all’insegnante del conservatorio. (Naturalmente i trentini sono ancora meno di dieci: nemo propheta in patria…)
E mi è sempre più chiaro che raramente un direttore si pone alcune domande fondamentali.
C’è quasi un pudore dell’ignoranza, come se fosse umanamente possibile sapere tutto ciò che ci serve anche in un ambito “ristretissimo” come la musica corale.
Manca l’idea che il direttore anche del coro più malmesso sia responsabile della (o di parte della) vita musicale dei suoi coristi: nascondere ai coristi e a sè stessi le proprie (ovvie, naturali e necessarie) ignoranze è un fatto grave!
Si tratta di peccato (letteralmente “mancanza”) di modestia per i direttori dilettanti, mentre è vera e propria frode e cialtroneria per quelli che praticano per professione la loro attività di direttore (cioè ci vivono in toto o in parte).
Basterebbe porsi alcune semplici domande, anche senza esigere una risposta:
- Cosa vuol dire capire o sapere la musica o una minima parte di essa?
- Di cosa dovrei aver conoscenza per “insegnare la musica” a un coro? (O, peggio, “dirigerlo”?)
- In che modo e quanto posso apprendere tali elementi?
- Ho veramente capito ciò che mi hanno insegnato a scuola o ai vari corsi? Sono in grado di tradurlo ed applicarlo alle mie realtà musicali, siano esse dilettantistiche o semiprofessionali?
- Vale la pena rivolgersi ad esperti per supplire alle mie mancanze?
Mi sa che vado a iscrivermi ai corsi di direzione della Federazione Cori del Trentino…
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24 marzo 2009 von D.
Dal 27 al 31 luglio 2009 si terrà a Maribor (Slovenia) un corso di direzione d’orchestra.
Docente: Klaus Arp (Musikhochschule Mannheim, Germania).
Iscrizioni entro il 20 maggio 2009.
Maggiori informazioni al link: Maribor master Course 2009.
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23 marzo 2009 von D.
Alcuni utili consigli per lo studio della Johannespassion e elenco dei materiali di studio per il seminario sulla Johannespassion di Bach che si terrà a Trento il 15 e 16 maggio [spostato al 5-6 giugno] 2009 e per l’attività della formazione cameristica del Gruppo Vocale Concentus Clivi aprile-maggio 2009. more »
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16 marzo 2009 von D.
Su alcune questioni relative al tempo in musica e ai fattori che comportano la sua scelta. more »
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4 marzo 2009 von D.
Piccolo elenco di regole e consigli di pronuncia tedesca per il canto, solistico o corale, rivolto a cantanti o coristi di madrelingua italiana che non hanno dimestichezza col tedesco. more »
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2 marzo 2009 von D.
Articolo in cui si spiega perché e come i musicisti dovrebbero occuparsi di linguistica e si dà una chiave di lettura agli articoli riguardanti la linguistica contenuti in questo sito. more »
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20 febbraio 2009 von D.
Quante volte (e dove) Mozart ha scritto “qui voglio un flauto” e non un oboe o un fate vobis?
Praticamente lui sulle partiture ha specificato quasi solo dove lui more »
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19 febbraio 2009 von D.
Interessante leggere il trattato di Quantz.
Ancor più interessante leggere quello di Philipp Emanuel Bach, pupillo di Johann Sebastian.
Ma l’apoteosi si raggiunge more »
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18 febbraio 2009 von D.
Organico orchestrale, numero di strumenti e prassi esecutiva nel classicismo e nella musica di Haydn. more »
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14 gennaio 2009 von D.
Sulla questione dell’organico nei mottetti di Bach.
Concludo qui la carrellata iniziata negli articoli “Mottetti di Bach: organico“, “Orchestra barocca e coro: alcune questioni” e in parte già anticipata negli articoli “Singet dem herrn ein neues Lied” BWV225, “Der Geist hilft unser Schwachheit auf“, BWV226, “Jesu meine Freude” BWV227, “Fuerchte Dich nicht” BWV228 e “Komm, Jesu, Komm” BWV229 dello scorso agosto.
Lo scopo di oggi è more »
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13 gennaio 2009 von D.
Proseguo l’argomento degli organici nella prassi barocca trattato nell’articolo “Orchestra barocca e coro: alcune questioni” e nei commenti succedutigli.
Oggi mi occuperò soprattutto dei mottetti di Bach, di cui ho già parlato negli articoli su “Singet dem herrn ein neues Lied” BWV225, “Der Geist hilft unser Schwachheit auf“, BWV226, “Jesu meine Freude” BWV227, “Fuerchte Dich nicht” BWV228 e “Komm, Jesu, Komm” BWV229 dello scorso agosto. L’argomento riguarda comunque tutta la musica vocale del ’700.
Due importanti premesse che è bene tener presente nell’affrontare l’argomento. more »
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20 novembre 2008 von D.
A volte il vecchio parruccone di Eisenach è talmente strafottente che dà sui nervi.
Come quando ti nasconde il suo modo di accordare il cembalo sotto al naso (o sul frontespizio del Clavicembalo ben temperato) e passano 250 anni prima che uno lo scopra.
O quando ti fa credere di aver impiegato decine di ore per costruire un edificio enorme e poi ti accorgi che è un prefabbricato che lui poteva mettere insieme in un’oretta.
Questo è il caso del more »
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3 ottobre 2008 von D.
Nel repertorio corale e vocale esistono le seguenti tradizioni di pronuncia del latino:
- La pronuncia ‘italiana’ (ossia la vaticana), adottata spesso anche dai cori esteri e d’obbligo nel repertorio italiano.
- La pronuncia tedesca (condivisa anche da tutti i paesi slavi e di lingua germanica esclusa l’Inghilterra)
- La pronuncia inglese
- La pronuncia francese
- La pronuncia classica (richiesta esplicitamente da alcuni compositori del ’900)
Per inciso, “la pronuncia del latino” è un concetto relativo e varia a seconda more »
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24 settembre 2008 von D.
Sui metodi e procedimenti compositivi di Johann Sebastian Bach. more »
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