Corealità

29 agosto 2010 di D.

Breve descrizione del mondo corale in Corea del Sud. L’articolo ha l’intento di mettere in luce i rapporti esistenti fra professionismo e dilettantismo e fra musica d’ascolto e d’occasione in un mondo corale molto diverso da quello trentino ed italiano. Dal 9 al 30 agosto 2010 ho fatto un viaggio di lavoro in alcune città della Corea del Sud (fra cui Ansan, Seoul, Paju).
Scopo del viaggio, oltre a prender parte alla produzione di un’opera di Rossini all’Ansan Center of Performing Arts, è stata la realizzazione di tre seminari (Intonazione naturale, Pronuncia dell’italiano nel canto corale, Pronunce del latino nel canto corale) su invito di due cori professionisti (il coro da camera della città di Paju e l’ensemble “The Good Sheperd’s Voices” di Seoul) e di un coro amatoriale.
Nel corso dei seminari ho avuto la possibilità di conoscere una dozzina di direttori coreani grazie ai quali sono riuscito a ricostruire il seguente quadro molto sintetico della vita corale in Corea del Sud.

Ogni città ha al suo servizio un coro professionista.

Questi cori sono formati tipicamente da 30-40 coristi, tutti diplomati in canto ed assunti previo superamento di un esame con commissione formata dal direttore del coro e da commissari esterni.
Una buona parte di questi coristi ha compiuto studi in Europa (nell’ordine: Germania, Italia, Francia).
Lo stipendio per un’ora di prova per ciascun corista si aggira sui 60.000 Won (circa 40 €: si tenga però presente che il costo della vita è circa il 30-40% più basso rispetto all’Italia). Per concerti e trasferte c’è un pagamento extra.
Il tipo di vocalità è generalmente quello dei cantanti solisti.
Le prove sono a cadenza settimanale e durano tipicamente due ore e mezza.
Il numero di concerti all’anno varia da qualche unità a qualche decina a seconda delle occasioni. Il coro sta a diposizione della città per tutte le sue esigenze musicali: si trova così magari ad eseguire in un’occasione ufficiale una cantata di Bach e due giorni dopo per la festa dei bambini la sigla del cartone del Pinguino Pororo.
Il coro ha una sede gratuita fornita dalla città.
L’assessore alla cultura, coadiuvato da una commissione, decide ogni anno quale percentuale del bilancio alla cultura va assegnato al coro.
Altri dipendenti (della città) all’interno del coro sono:
- La segretaria
- Il pianista accompagnatore
- Il vocalista (che può essere o meno un corista)
- Il direttore, che riceve un compenso orario di 100.000 won (circa 70€). Suoi compiti sono esclusivamente la scelta del repertorio, la direzione e la concertazione (non l’organizzazione e la preparazione vocale).

Ogni chiesa (parrocchia) ha un suo coro.

I cori dilettanti non parrocchiali sono rarissimi.
I coristi sono dilettanti, spesso senza formazione, che decidono di partecipare all’attività del coro. La loro età va dai 18 ai 60 anni.
I professionisti al servizio del coro sono:
- Il direttore, che riceve un compenso di 200.000 Won (135€) a servizio, cioè per un’ora di prova più una messa. Suoi compiti sono esclusivamente la scelta del repertorio, la direzione e la concertazione (non l’organizzazione e la preparazione vocale).
- L’organista, che riceve circa la metà, ma partecipa solo alla messa
- Il pianista accompagatore, che partecipa sia alle prove che alla messa.
Tutte le spese per i professionisti (così come le altre spese della chiesa) vengono coperte con le offerte dei fedeli e senza contributi pubblici.
E’ usuale che un coro presenti vari generi durante il servizio liturgico, dai corali classici al gospel, fino a grossi lavori con orchestra per le grandi occasioni.
[Nota: questo vale per le chiese protestanti: non so come sia la situazione per quelle cattoliche]

Davide Lorenzato

PS: Sulla situazione corale in Corea del Nord ho già scritto a sufficienza lo scorso dicembre, no? ;-)

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