Thibaut e Palestrina

16 maggio 2009 di D.

Sull’influenza che Anton Friedrich Justus Thibaut esercitò sui romantici tedeschi contribuendo a creare quella coscienza storica che permise al Romanticismo tedesco di elevarsi ad astro della cultura occidentale. Non adatto ai creduloni succubi delle tradizionali dicotomie accademiche tipo Wagner-Brahms e simili monate che i musicologi, non capendo alcunché di musica, amano tramandare ed inventare.
Se chiedete ad un musicista quando è ricominciata la conoscenza e la riscoperta del passato in musica, quasi tutti vi sapranno raccontare la favoletta dell’esecuzione della Matthaeuspassion di Bach da parte di Mendelssohn.
Molti ignorano la conoscenza che Bach aveva di Frescobaldi e Palestrina, che Mozart aveva di Bach ed Haendel, che addirittura Schumann aveva di Palestrina.
Si ricorda volentieri il fatto di Mendelssohn, solo perché conosciamo Mendelssohn. E’ il tipico processo per cui il biglietto della spesa di Leopardi viene apprezzato più della migliore delle liriche del Giusti, o i minuetti K1 di un Mozart ancora allo stato di scimmietta ammaestrata godono di più fama dei concerti di Albrechtsberger.
Bach, a partire dal 1730 circa, è sempre stato il più noto e venerato dei musicisti tra i musicisti. Se i fruitori igoranti e alla moda della musica per lungo tempo l’hanno trascurato, ciò è solo un buon segno.

Ben più importante dell’esecuzione di Mendelssohn è stato, per lo sviluppo “storicistico” dei romantici tedeschi, il libro del Thibaut “Über die Reinheit der Tonkunst” del 1824.
Thibaut, allievo di Kant e seguace del Forkel (per inciso, lo stesso Forkel che in tutti i suoi concerti a fine ’700 eseguiva brani di Bach e che scrisse la prima biografia bachiana), è noto quasi solo perché Schumann ne raccomandava la lettura più e più volte (Musikalische Haus- und Lebensregeln).
Fu lui a spedire a sue spese studiosi in Italia a raccogliere manoscritti di Palestrina ed altri maestri rinascimentali e a stimolare fortemente l’esecuzione di questo repertorio.

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