Metrica babilonese

27 maggio 2009 di D.

Sulle possibili conclusioni che si potrebbero trarre, negli studi musicali delle varie epoche, dallo studio delle “risorse poetiche” delle stesse epoche: metrica, stile, versificazione, rime, assonanze, allitterazioni. more »

Orchestra classica e questioni di prassi esecutiva

25 maggio 2009 di D.

Sulla non scontatezza di molte semplici questioni nella prassi esecutiva. In questo articolo in particolare alcune questioni sul periodo classico relative all’orchestra: arcate, posizioni, diteggiature, articolazioni, durata delle note, abbellimenti, fraseggio. Un’introduzione all’argomento si trova nei seguenti articoli di questo blog: Czerny e i pistoni scopri il Bruckner che c’è in Haydn e il budello di Hohmann.

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Tempo in musica: ’400 e ’500

21 maggio 2009 di D.

Danza, musica e prassi esecutiva: spunti dai trattati di danza cortigiana e di danza popolare del ’400 e  ’500 di Domenico da Piacenza, Antonio Cornazano e Guglielmo Ebreo riguardo il tempo nella musica della stessa epoca. Seguito dell’articolo il tempo in musica. more »

Collaborazioni orchestrali di Davide Lorenzato

20 maggio 2009 di D.

Elenco delle orchestre con cui Davide Lorenzato ha collaborato negli ultimi quattro anni in qualità di direttore e concertatore.

- Baden Baden Philharmonie (Germania)
- Kurpfalzische Kammerorchester (Germania)
- Orchestra Sinfonica di Plovdiv (Bulgaria)
- Orchestra dell’Università di Mannheim (Germania)
- Orchestra sinfonica della Musikhochschule Mannheim (Germania)
- Orchestra barocca della Musikhochschule Mannheim (Germania)
- Orchestra Giovanile di Koper (Slovenia)
- Complesso Corelli (Trento, Italia)
- Orchestra Concentus Clivi (Trento, Italia)
- Kammerorchester Heilbronn (Germania)
- Orchestra filarmonica di Costanza (Germania)
- International Regional Orchester del Baden Wuerttenberg (Germania)
- Landes Jugendorchester del Rheinland-Pfalz (Germania)

Il canto nel Barocco.

19 maggio 2009 di D.

Brevi consigli bibliografici riguardo la tecnica, la prassi e la didattica vocale nei secoli scorsi. more »

Thibaut e Palestrina

16 maggio 2009 di D.

Sull’influenza che Anton Friedrich Justus Thibaut esercitò sui romantici tedeschi contribuendo a creare quella coscienza storica che permise al Romanticismo tedesco di elevarsi ad astro della cultura occidentale. Non adatto ai creduloni succubi delle tradizionali dicotomie accademiche tipo Wagner-Brahms e simili monate che i musicologi, non capendo alcunché di musica, amano tramandare ed inventare.
Se chiedete ad un musicista quando è ricominciata la conoscenza e la riscoperta del passato in musica, quasi tutti vi sapranno raccontare la favoletta dell’esecuzione della Matthaeuspassion di Bach da parte di Mendelssohn.
Molti ignorano la conoscenza che Bach aveva di Frescobaldi e Palestrina, che Mozart aveva di Bach ed Haendel, che addirittura Schumann aveva di Palestrina.
Si ricorda volentieri il fatto di Mendelssohn, solo perché conosciamo Mendelssohn. E’ il tipico processo per cui il biglietto della spesa di Leopardi viene apprezzato più della migliore delle liriche del Giusti, o i minuetti K1 di un Mozart ancora allo stato di scimmietta ammaestrata godono di più fama dei concerti di Albrechtsberger.
Bach, a partire dal 1730 circa, è sempre stato il più noto e venerato dei musicisti tra i musicisti. Se i fruitori igoranti e alla moda della musica per lungo tempo l’hanno trascurato, ciò è solo un buon segno.

Ben più importante dell’esecuzione di Mendelssohn è stato, per lo sviluppo “storicistico” dei romantici tedeschi, il libro del Thibaut “Über die Reinheit der Tonkunst” del 1824.
Thibaut, allievo di Kant e seguace del Forkel (per inciso, lo stesso Forkel che in tutti i suoi concerti a fine ’700 eseguiva brani di Nach e che scrisse la prima biografia bachiana), è noto quasi solo perché Schumann ne raccomandava la lettura più e più volte (Musikalische Haus- und Lebensregeln).
Fu lui a spedire a sue spese studiosi in Italia a raccogliere manoscritti di Palestrina ed altri maestri rinascimentali e a stimolare fortemente l’esecuzione di questo repertorio.

Il tempo in musica: bibliografia.

15 maggio 2009 di D.

Riprendo il discorso iniziato negli articoli “Corali, tempo d’esecuzione”, “Il tempo porta consiglio”, “Cinematica e dinamica in musica” e “Età e metronomo” dando alcuni consigli bibliografici. more »

Seminario: “Bach, Johannespassion”, Trento, 5-6 giugno 2009

14 maggio 2009 di D.

Il prossimo seminario che terrò sarà “Bach, Johannespassion”, Trento, 5-6 giugno 2009.

Info su Seminari Concentus Clivi

La pronuncia dell’inglese nel canto corale e solistico.

13 maggio 2009 di D.

Proseguo la serie di articoli iniziata con La pronuncia del latino del 3 ottobre 2008 e La pronuncia del tedesco del 4 marzo scorso. more »

Mottetti di Bach: bibliografia.

11 maggio 2009 di D.

Piccola bibliografia sistematica per completare gli articoli “Mottetti di Bach: organico” e “Mottetti di Bach: compost” dello scorso gennaio. more »

Dudley van Beethoven

10 maggio 2009 di D.

Dopo le decine di video dedicati nei mesi scorsi a Bollani e Banda Osiris ed Igudesman&Joo, alcuni video del principale ispiratore di questi ultimi: Dudley Moore.
Qui una beethovenata sulla celebre Bridge Over the River Kwai (peccato per la contaminazione bachiana poco attinente a 2.07 e la brahmsata a 2.25)

Qui una schubertata caustica:

Ancor più caustiche la brittenata e la brechtata:

E per concludere, Faurè (con in coda la schubertata di cui sopra):

Dirigere a memoria: show o necessità artistica?

9 maggio 2009 di D.

Alcune riflessioni sul dirigere o meno a memoria.
Diceva un tale, certo Sergiu Celibidache: “Se non sai provare un brano a memoria, allora evita di dirigerlo a memoria anche in concerto!”.
Pur non approvando la boutade da molti attribuita a Furtwaengler secondo cui i direttori che dirigono a memoria lo fanno solo perché non sanno leggere le partiture, la questione del dirigere a memoria implica alcune questioni fondamentali.
Ammesso che la funzione del direttore sia suggerire-imporre-condividere l’idea musicale, bisogna capire quale debba/possa essere la profondità di tale idea.
Chiunque è in grado di memorizzare facilmente la sequenza di gruppi di battute, di dinamiche e di attacchi di una sinfonia di Beethoven: si tratta di poche centinaia di elementi, facilmente e logicamente ordinabili. Una qualsiasi coreografia in un musical di infima categoria implica molte più informazioni.
Ma basta questa funzione da vigile urbano?
Secondo molti sì (soprattutto per quelli che sostengono che la musica sia già nella “somma” delle note che la compongono). A mio modesto parere, ciò non fa differenza in certa musica contemporanea (e in alcuni minuetti di Haydn se li si prende come esercizi di autoipnosi…).

Ricorda molto l’esempio della stanza cinese di Hofstadter [L'io della mente, Adelphi 1992], in cui un impiegato-CPU combina secondo complesse regole sintattiche alcuni simboli di cui ignora il significato, non sapendo che ciò che sta creando è una stupenda poesia cinese.

Ai molti direttori abituati a dirigere a memoria, popongo un semplice esperimento.
[Con questo non voglio giustificare la mia pigrizia allo studio, e do per scontato che un direttore sia in grado di leggere con disinvoltura una partitura nella sua interezza].
Si provi a memorizzare al pianoforte una delle invenzioni a tre voci di Bach.
Si provi poi ad eseguirla suonando (a memoria) le due voci esterne e cantando la voce interna.
Difficile?
Una qualsiasi sinfonietta classica ha praticamente sempre una “terza voce” (sempre che non si creda che la musica è solo melodia più basso o addirittura solo melodia!), quella “armonica” delle parti interne e dei fiati; la memoria delle dita è molto più comoda della memoria astratta. Se non si è in grado di gestire a memoria le tre voci (molti ricorrono al ripiego della memoria visiva), conviene o usare la partitura o accettare con stoicismo il fatto di essere non dei direttori ma solo dei vigili urbani [mi riferisco chiaramente al luogo comune del vigile urbano: lungi dal parlar male dei vigili e del loro lavoro, fa meno paura la partitura della Sagra di Stravinsky di Piazza Venezia la mattina!]
Non sto affatto suggerendo di mandare a memoria le singole parti della partitura: l’intero è più della somma delle parti. Inoltre, se questa fosse veramente l’unica via, non sarebbero possibili eventi affascinanti e terribili come vedere un Dudamel ventisettenne provare a memoria la Seconda di Mahler…

Personalmente seguirò la via mistica e tornerò a dirigere solo brani di Bepi de Marzi: 4,4,4,4, p, p, cresc, f… ;-)

L’agenda del direttore di coro.

7 maggio 2009 di D.

Piccola rassegna di ciò che un direttore di coro dovrebbe sapere e continuare ad approfondire per definirsi (o diventare) tale, sia egli un professionista o un dilettante. Ciò si può estendere con qualche accorgimento anche al maestro di banda e al direttore d’orchestra.

Prima ancora di pensare a cosa e come imparare e perfezionare, un direttore dovrebbe poi avere ben chiare in testa alcune questioni:
- Perché dirige? E’ la sua professione, un passatempo, una vocazione o solo un’attività laterale per guadagnare soldi e titoli artistici?
- Come e a che livello dirige?
- Ha davanti a sé un percorso chiaro o sta andando alla deriva?
- Quali sono i suoi punti forti e quali i deboli? (Repertorio, capacità, tecnica ecc.)
- Qual è la sua conoscenza del mondo musicale in cui vive e quale il ruolo che in essa ricopre?
- Con che tipologia di cori sta lavorando e perché?
- Le sue aspettative coincidono con quelle dei cori che sta dirigendo?
- Le sue aspettative sono compatibili con le capacità e le risorse dei cori che sta dirigendo?
- In che rapporto è con il repertorio (o i repertori) che dirige? Adorazione, convivenza, sfruttamento o sopportazione?

Appena un direttore si è chiarito sulle questioni precedenti, le fonti di studio ed aggiornamento che può avere sono:
- Pratica con più cori
- Osservazione ed ascolto di concerti e concorsi
- Ascolto di incisioni
- Corsi di studio e perfezionamento
- Lettura di testi specifici
- Analisi, osservazione ed approfondimento delle proprie fasi di studio e prova
- Ascolto ed osservazione delle prove di altri direttori
Fra tutte queste quella che richiede più tempo, ma che in cambio offre il maggior numero di informazioni, è certamente l’ultima. Nessun libro, manuale, seminario o corso può dare ciò che l’osservazione attenta ed intelligente di una prova gestita da un buon direttore può offrire.

Quali sono gli argomenti che bisogna padroneggiare, allenare e migliorare (e avere l’umiltà e l’onestà di delegare ad altri se non li si padroneggia)?

- Una maturità musicale che permetta la formazione di un’idea e di un’interpretazione.
- La tecnica del gesto, vista come il miglior modo per comunicare tale idea.
- Una capacità di ascolto sviluppata ed allenata.
- La capacità di programmare e gestire una prova ottimizzando la resa del coro (qui rientra la gran parte delle capacità pedagogiche che un direttore deve avere).
- La conoscenza della tecnica vocale e ancor più della didattica vocale, anche nel caso si abbia a disposizione un vocalista specializzato in ciò. Rientra nella tecnica vocale anche la conoscenza della fonetica.
- La padronanza della tastiera non solo come strumento didattico (per sostenere di tanto in tanto il coro o per mostrare nel migliore dei modi un brano nella sua completezza polifonica), ma anche come strumento di studio. Anche se il pianoforte non è un coro, fornisce tuttavia un’approssimazione molto migliore di quella che un’immaginazione musicale non sufficientemente allenata può offrire.
- La composizione (includendo in ciò lo studio dell’armonia, del contrappunto, dell’analisi, delle forme e degli stili) permette di riconoscere ed apprezzare i segreti e gli stratagemmi dei grandi compositori e guida ad interpretazioni più approfondite e sensate.
- La conoscenza del repertorio e della prassi esecutiva.

Se voglio imparare a dirigere o perfezionarmi come scelgo un insegnante?

Indipendentemente del livello che voglio raggiungere (il dilettante ed il principiante hanno bisogno spesso di insegnanti più esperti rispetto a chi è già in grado di distinguere in un insegnante il buono dal marcio), un insegnante di direzione corale per essere tale deve avere:
- Un’ottima preparazione musicale (un diploma è una condizione non necessaria e ancor meno sufficiente!)
- Un’ottima conoscenza degli aspetti tecnici di un coro e della didattica ad essi connessi, conoscenza che può essersi formata o frequentando buoni insegnanti o percorrendo una brillante carriera
- Una grande esperienza concertistica e di concorsi, con più cori di vari livelli
- Esperienza didattica a vari livelli (cori dilettanti, semiprofessionali e professionali)
- Una chiara percezione del proprio livello, delle proprie capacità e dei propri limiti

Con questa filosofia e con queste premesse ho fondato nell’estate del 2004 a Trento la scuola di direzione corale e la scuola di canto corale presso il Gruppo Vocale Concentus Clivi, malamente imitata pochi mesi dopo da altre istituzioni con enorme sperpero di risorse e carenza di risultati, come spesso succede alle idee di seconda mano e non capite.
Del resto è anche comprensibile che per gente che vede le colonne d’Ercole a Mezzolombardo o, per ben che vada, a Borghetto e Salorno, tutto ciò sia materia astratta e capziosa.
E purtroppo l’ignorante ed il ciarlatano sono riconoscibili solo agli occhi dell’esperto e non all’enorme moltitudine dei volonterosi che cercano di praticare ed imparare come meglio possono l’arte del coro e del dirigere.

Seminario: “Mendelssohn: i mottetti”, Trento, 15-16 maggio 2009

3 maggio 2009 di D.

Il prossimo seminario che terrò sarà “Mendelssohn: i mottetti”, Trento, 15-16 maggio 2009.

Info su Seminari Concentus Clivi