L’intonazione nel coro

30 marzo 2009 di D.

Alcune brevi considerazioni generali sull’intonazione nel coro, su alcuni parametri musicali spesso trascurati dai direttori e su fondamentali problemi della didattica musicale.
Sono ormai passati quattro anni da quando è nato il progetto intonat, seminario sull’intonazione naturale che ho proposto ormai decine di volte in giro per l’Europa.
Questo seminario era nato come corso sull’intonazione naturale vista come zona specifica del mondo dell’intonazione.
Con mia grande sorpresa durante i miei seminari mi sono accorto che la sete (e la carestia) di conoscenza riguarda ancor più l’intonazione in generale o, meglio, l’approccio stesso alla musica ed alla sua didattica.
E questo vale a tutti i livelli: per direttori di cori popolari, parrocchiali, di voci bianche, di cori d’oratorio, di coro da camera, d’orchestra…

Sono ormai alcune centinaia i direttori che hanno seguito il mio corso: dall’autodidatta al direttore professionista, dal maestro di cappella all’insegnante del conservatorio. (Naturalmente i trentini sono ancora meno di dieci: nemo propheta in patria…)
E mi è sempre più chiaro che raramente un direttore si pone alcune domande fondamentali.
C’è quasi un pudore dell’ignoranza, come se fosse umanamente possibile sapere tutto ciò che ci serve anche in un ambito “ristretissimo” come la musica corale.
Manca l’idea che il direttore anche del coro più malmesso sia responsabile della (o di parte della) vita musicale dei suoi coristi: nascondere ai coristi e a sè stessi le proprie (ovvie, naturali e necessarie) ignoranze è un fatto grave!
Si tratta di peccato (letteralmente “mancanza”) di modestia per i direttori dilettanti, mentre è vera e propria frode e cialtroneria per quelli che praticano per professione la loro attività di direttore (cioè ci vivono in toto o in parte).
Basterebbe porsi alcune semplici domande, anche senza esigere una risposta:
- Cosa vuol dire capire o sapere la musica o una minima parte di essa?
- Di cosa dovrei aver conoscenza per “insegnare la musica” a un coro? (O, peggio, “dirigerlo”?)
- In che modo e quanto posso apprendere tali elementi?
- Ho veramente capito ciò che mi hanno insegnato a scuola o ai vari corsi? Sono in grado di tradurlo ed applicarlo alle mie realtà musicali, siano esse dilettantistiche o semiprofessionali?
- Vale la pena rivolgersi ad esperti per supplire alle mie mancanze?

Mi sa che vado a iscrivermi ai corsi di direzione della Federazione Cori del Trentino… ;-)

Corso internazionale estivo di direzione orchestrale a Maribor (Slovenia)

24 marzo 2009 di D.

Dal 27 al 31 luglio 2009 si terrà a Maribor (Slovenia) un corso di direzione d’orchestra.

Docente: Klaus Arp (Musikhochschule Mannheim, Germania).

Iscrizioni entro il 20 maggio 2009.

Maggiori informazioni al link: Maribor master Course 2009.

Bach: Johannespassion, materiale per lo studio

23 marzo 2009 di D.

Alcuni utili consigli per lo studio della Johannespassion e elenco dei materiali di studio per il seminario sulla Johannespassion di Bach che si terrà a Trento il 15 e 16 maggio [spostato al 5-6 giugno] 2009 e per l’attività della formazione cameristica del Gruppo Vocale Concentus Clivi aprile-maggio 2009. more »

Memoria collettiva, struttura terziaria e significato.

21 marzo 2009 di D.

Riflessioni sulle dinamiche dei gruppi umani e non solo; memoria, memoria collettiva, trasmissione del significato, carenza dei modelli “antropomorfi”.
Prendo come esempio di questa riflessione i cori, ma lo stesso ragionamento si può fare per un’orchestra, un quartetto, una banda, una squadra sportiva, una classe scolastica, una rete di siti web, una comunità, un cervello, i dipendenti di una ditta, una nazione, una facoltà universitaria ecc. [Ci tengo a sottolineare la mia totale ignoranza in sociologia e mi scuso per la probabile "primitività artigianale" con cui tratterò certi concetti].

Che un coro sia molto più che l’unione dei suoi elementi è facile da accettare sul piano teorico: ma se non si è in grado di percepire realmente (ed analiticamente?) questa “entità” che chiamiamo “coro” (e non “insieme di coristi”) è meglio abbandonare il discorso. Mi rivolgo quindi a chi riesce a percepire e riconoscere tali differenze nell’ambito che gli interessa.

Dal punto di vista matematico mi sembra illuminante il concetto di “insieme delle parti” confrontata con quella di insieme. Tale concetto ci offre un ottimo modello intuitivo della complessità del “tutto” rispetto alle parti: basta vedere il rapporto fra la cardinalità di un insieme e quello del suo insieme delle parti. Inoltre ci introduce l’interessante differenza (banale per matematici e logici) tra un elemento e l’insieme che contiene solo quell’elemento.

Una buona via per inquadrare (definire, focalizzare) il “tutto” è sicuramente vedere come evolve nel tempo. Tale evoluzione è quello che si suole chiamare “memoria collettiva” (o tradizione, o cultura, o identità nazionale ecc.). Le sue dinamiche sono assolutamente analoghe a quelle del “significato-informazione” in rapporto ai segni-codici che lo trasmettono. Anzi, credo che il concetto sia proprio lo stesso: memoria è il propagarsi nel tempo di un significato [Questa la vendo ai Baci Perugina e alla Settimana Enigmistica... ;-) ]

Parlare di significato in luogo di memoria non facilita le cose: anzi, se ci si accontenta dell’ambito linguistico, si entra in un vespaio. Consiglierei invece di guardare l’analogia con le proteine, il cui caso è molto più semplice [e i biofisici che passano mesi a cercare un dannato "buchetto" partendo dalla struttura primaria capiranno la complessità della faccenda e perché sia meglio evitare i tentativi di approccio deterministico alla questione!]. Nel caso delle proteine la memoria-significato (cioè, cosa la proteina fa) sta nella struttura terziaria (la forma) e non dipende strettamente dagli elementi che la compongono.

L’elemento principale che entra in gioco è l’interazione tra gli elementi dell’insieme. Nel caso di insiemi di umani va superata la falsa ed inutile dicotomia fra interazione conscia e subconscia: naturalmente il livello di coscienza [la "conscietà" di certi "luminari"] influenza isteresi e memoria del sistema, ma non è qui la questione. Se questo implichi la necessità della permanenza di almeno due elementi contemporaneamente lascio decidere a ciascuno: nel caso di molti quartetti d’archi non è così, ma bisogna stare attenti a non forzare le analogie fuori dal loro ambito di validità [altrimenti ci si trova ad abbaiare anche contro Newton e lui non se lo merita proprio!].

Altra cosa da fare è vedere le “forze” che agiscono sui singoli elementi, purché si ricordi che queste non sono le forze che agiscono sul tutto. Il rapporto è un po’ quello fra energia cinetica delle molecole e temperatura: ma mentre ormai c’è un ponte chiaro fra il punto di vista classico della termodinamica e la meccanica statistica, nel caso dei gruppi “umani” la questione è ancora molto aperta. [Esempi di tali "forze" possono essere spartiti, libri, riti]

La brutta tendenza nostra, fonte di tente confusioni, è quella di leggere in chiave antropomorfa tutti gli eventi. Gaia-Biosfera avrebbe tanto da dirci se smettessimo di immaginarcela a nostra immagine e somiglianza. Gli dei antropomorfi dei Greci o lo Jahvè barbuto sono solo una semplificazione tarda.
E a un secolo di distanza dagli scritti di Reik e Frazer potremmo anche cominciare a riconoscere le nostre costanti tendenze totemiche! Vista così la moderna tecnologia-economia e lo stile di vita che essa implica sembrano sempre più una sottile pellicola messa attorno a qualcosa di enorme e millenario che chiamare civiltà è riduttivo e fuori luogo.

Una volta che si ha un buon repertorio di “grandezze” del punto di vista macroscopico (il tutto) e una discreta conoscenza della “meccanica statistica” si può azzardare un primo modello del nostro “tutto”. Tenendo presente che ad ogni frase relativa alla proiezione del nostro “tutto” sul modello dobbiamo premettere un “tutto va come se”, possiamo cominciare a pensare come plasmare e modificare (“migliorare” è già troppo soggettivo come termine) il “tutto” con cui ci troviamo a lavorare.

Può essere fatale trascurare i concetti analoghi al calore specifico (o isteresi, o inerzia, o momento) e, soprattutto, all’entropia. [Consiglio la lettura del mio articolo elettricità e osmosi nella noosfera] Altrimenti si rischia di impiegare 11 anni per attuare processi che si sperava di attuare in pochi mesi, come è capitato a me nell’ambito corale: la “massa efficace” della stupidità e la viscosità che oppone l’ignoranza sono enormi!

I tempi necessari a modifiche dipendono dal numero degli elementi in gioco, ma non solo. Si parla dell’ordine dei mesi per un quartetto, degli anni per cori orchestre e bande, dei secoli per le nazioni e dei millenni per le società. I modelli “a rivoluzioni” sono solo delle semplificazioni comode e come tali vanno presi.

Un ultimo appunto sulla definizione degli “elementi portatori di memoria”: credere che tutto stia nei “neuroni” fa parte delle leggende metropolitane che ci portiamo dietro dalle medie. La memoria di una figura risiede anche nello sfondo, che dalla figura viene sempre influenzato. In tale sfondo rientrano libri, spartiti, popolazioni limitrofe ecc.

E’ un tutt’uno fluido cosparso su una fluidità di livelli. La matematica discreta è solo una comodità nostra.

PS: parlare di ciò al mondo corale, soprattutto in Trentino, è come piantare una ninfea nel deserto: spero che almeno in altri contesti questi deliri possano essere di qualche utilità e stimolo.
PS2: mi scuso per il calo di zuccheri che si è impossessato di me nella seconda parte dell’articolo… se vedo che interessa gli darò una sistemata. Ora vado a colazione.

Corso di canto corale a Trento, aprile-giugno 2009

19 marzo 2009 di D.

Il prossimo corso di canto corale che terrò sarà il “Corso di canto corale a Trento, aprile-giugno 2009″.

Programmi ed Info su corsi di canto corale Concentus Clivi

Il tempo porta consiglio

16 marzo 2009 di D.

Su alcune questioni relative al tempo in musica e ai fattori che comportano la sua scelta. more »

Le dispense per l’Elias di Mendelssohn

13 marzo 2009 di D.

Dispense e consigli per lo studio per l’Elias di Mendelssohn.

“Le dispense ve le do dopo la prima lezione, perché voglio che prima impariate come segnarvi le cose”.

(Giuseppe Vigna, corso di geometria per fisici, 1994-1995)

Ad ogni argomento la sua notazione: molti concetti risultano più chiari se segnati sulla partitura e, soprattutto, se sentiti. Dopo è più facile apprezzare anche la “teoria”.

C’è una grossa differenza fra l’agnizione dovuta a catechesi (etimologicamente intesa) e l’apprendimento passivo…

Corso di direzione corale a Trento, Aprile-Giugno 2009

10 marzo 2009 di D.

Il prossimo corso di direzione corale che terrò sarà il “Corso di direzione corale a Trento, Aprile-Giugno 2009″.

Programmi ed Info su corsi di direzione corale Concentus Clivi

Seminario “INTONAT” a Sinsheim (D), 27-29 marzo 2009

7 marzo 2009 di D.

Il prossimo seminario INTONAT che terrò sarà a Sinsheim (D), 27-29 marzo 2009.

Info su http://www.jungerkammerchor.eu/ e http://www.saengerkreis-elsenzgau.de/html/fortbildung_marz2009.html

La pronuncia del tedesco nel canto e nel coro

4 marzo 2009 di D.

Piccolo elenco di regole e consigli di pronuncia tedesca per il canto, solistico o corale, rivolto a cantanti o coristi di madrelingua italiana che non hanno dimestichezza col tedesco. more »

Linguistica e musica

2 marzo 2009 di D.

Articolo in cui si spiega perché e come i musicisti dovrebbero occuparsi di linguistica e si dà una chiave di lettura agli articoli riguardanti la linguistica contenuti in questo sito. more »