Orchestra barocca e coro: alcune questioni

6 gennaio 2009 di D.

Ossia della prassi esecutiva per le composizioni per coro e orchestra di Bach del periodo di Lipsia

Parlando di orchestra barocca mi capita spesso di riscontrare una certa confusione anche tra gli addetti ai lavori.

Il mondo dell’orchestra nel Barocco era molto variegato: si andava da piccoli gruppi da camera di tre o quattro componenti a imponenti gruppi di centinaia di persone e la terminologia di allora non permetteva di distinguere fra gli uni e gli altri, non ce n’era il bisogno. Le sottili distinzioni tra orchestra da camera, orchestra sinfonica, orchestra sociale ecc. ecc. sono venute molto dopo.

Come esempi basta prendere le piccole capelle di corte in Germania con cinque o sei musicisti stipendiati (e ciò non esclude l’intervento di “esterni” per le maggiori solennità) e i resoconti degli imponenti allestimenti di Corelli a Roma.

Vari erano i termini con cui si designavano tali gruppi: cappella, cappella musicale, concerto sono solo tre termini fra decine di altri più o meno equivalenti.

In questo articolo mi occuperò della prassi in uso a Lipsia al tempo di Bach.

Sappiamo con certezza che cosa aveva Bach a disposizione e che cosa avrebbe desiderato avere: lascio al lettore decidere che cosa avrebbe fatto Bach se questo o se quello per giustificare le proprie scelte.

Tutte le notizie si possono trovare anche nel libro di Buscaroli “Bach”: vale la pena leggerlo nonostante le 1200 pagine e pur dovendogli perdonare alcune divagazioni da musicologo.

Per un libro più specifico rimando a Hochreither: “Zur Auffuehrungspraxis del Vokal-Instrumentalwerke Johann Sebastian Bachs”, non mi ricordo se edito da Merseburger o dalla Ricordi… E’ un libro ricco di notizie e riferimenti se solo si sta attenti a riconoscere quando l’autore sconfina dal documentato all’assimilato passivamente.

Tornando a Bach.

I coristi usati per le cantate erano 12, tre per sezione, ciascuna sezione con una sola copia della parte per la propria voce. Non mi è noto negli alti quanti ometti e quanti bambini prendessero parte. L’età dei coristi era compresa fra gli undici ed i diciotto anni. Per le maggiori solennità (Passioni) Bach poteva contare su un maggior numero di coristi (fino a 24) e per riempire i corali su un numero ancora maggiore.

In una lettera lui consiglia di non scendere sotto i tre bambini per sezione perché si ammalano spesso e c’è il rischio di trovarsi scoperti all’esecuzione. Dice che se si potessero avere quattro persone per sezione sarebbe più sicuro.

E’ mia convinzione che Bach si sia trovato spesso a dover integrare o addirittura sostituire parti vocali con parti strumentali.

Il basso continuo era una scatola dove si inserivano vari strumenti a seconda delle occasioni e delle risorse: violoni, fagotti, violoncelli, viole da gamba, organo, clavicembalo, liuto o suoi parenti. C’erano alcuni segni e criteri (come forte, piano, tutti, soli ecc.) per capire chi e quando suonava.

L’uso del liuto nelle cantate (di cui sono fermamente convinto) si può evincere solo da alcuni indizi quali indicazioni sulla partitura, alcune raffigurazioni dei thomaner in concerto ai tempi di Kuhnau (predecessore di Bach) e dalla presenza di due liuti fatti acquistare dallo stesso Kuhnau. (Non si confondano i litui con liuti come ho visto fare su certi articoli! Tromba e chitarra sono due cose leggermente diverse!)

I fiati erano a parti reali, spesso in alcune arie più fiati suonavano dalla stessa parte.

Per gli archi Bach scrive chiaramente nel suo Entwurf che desidererebbe tanto poter avere a disposizione sempre per le cantate 2 o anche 3 violini primi, idem per i violini secondi, 2 viole prime, 2 seconde, 2 violoncelli. Cita un’altra volta le questioni sella sicurezza e della salute cagionevole (se uno dei due si ammala ne resta almeno uno).

Ripeto, lui CHIEDE di poter avere questi strumentisti: quindi non ha neppure quelli. Alla fine della sua richiesta ripete che per sostenere bene le esecuzioni gli servirebbero 30 persone. Togliete da 30 i 12-16 coristi, 2 oboi, 2 flauti, 3 trombe e timpani, violone, organo, fagotto e violoncello e capiret quanti archi chiedeva di poter avere.

Il fatto che anche i massimi esperti (Koopman, Gardiner, Jacobs, Harnoncourt ecc.) si ostinino a usare gruppi di sei primi e cinque secondi anche per le cantate ordinarie (per le Passioni Bach poteva contare sui rinforzi delle altre tre chiese di cui curava la vita musicale) spacciandola per prassi filologica (nulla in contrario a eseguire le cantate in trecento, purché non mi si racconti che quella era la normalità!) è semplicemente assurdo: pare un tacito contentino ai coroni da oratorio che da sempre violentano questa musica.

Nasce il sospetto che non si sia capito ancora nulla sull’orchestra barocca e che la si legga solo in chiave preclassica.

La distribuzione dei ruoli (con predominanza degli archi, ripieno armonico dei corni, timbrico dei legni e funzione ritmica di trombe e timpani) che stava avvenendo in quegli anni a 500 Km di distanza, a Mannheim, si sarebbe diffusa solo trent’anni dopo, per diventare normalità solo con Mozart.

Le composizioni di Bach (ancor più che per i suoi contemporanei e con la sola eccezione della tastiera) sono composizioni per “voci” astratte che si possono distribuire tranquillamente ai vari strumenti, nella loro versione “solo” o con ripieno o combinandoli fra loro per avere un altro timbro: flauto, oboe, oboe d’amore, tromba, soprano, violino, alto ecc. ecc.. Qualche riguardo solo per i disabili limitati nella tecnica come corni, timpani, oboi da caccia.

Altrimenti, tutti uguali e con pari diritti: anche le voci del coro sono in tutto e per tutto equivalenti agli strumenti.

Il contralto è loffio? Raddoppia con flauto.

La tromba costa troppo? Sostituisci con l’oboe.

Il tenore pesta troppo? Aggiungi all’oboe tutti gli archi così lo neutralizzi.

Gli esempi documentati sono decine: solo chi non vuole vedere non vede.

La bufala del solista che canta solo le arie e separato dal coro, del coro che deve sovrastare l’orchestra, del flauto che deve spiccare e se non lo sento distintamente c’è qualcosa che non va, deriva solo da una visione classica mal adattata ad un contesto che non la può ammettere.

Che poi la disposizione dell’orchestra con i bassi a destra, fiati dietro e coro dietro ancora sia comoda ed esteticamente bella, lo ammetto anch’io.

Però cerco di non scordarmi che tale disposizione è stata inventata nel 1920 per comodità di registrazione e che se mi pare comoda e bella è solo perché a scuola mi hanno insegnato così.

Come al solito ho detto troppe cose e dando pochi riferimenti, comportandomi esattamente come gli autori contro cui predico sempre.

Ma a me interessa far musica e non scrivere libri.

E se mi capita di incidere un disco cercherò di ricordarmi che ho ancora una valanga di dubbi.

Categorie: Articoli di Prassi esecutiva 5 Comments »

5 risposte a “Orchestra barocca e coro: alcune questioni”

  1. Ovvio che l’arte di arrangiarsi al tempo regnava sovrana, e nessuno si formalizzava (come oggi fanno i “puristi”) se una parte del coro era suonata. Però credo che, se anche il buon Bach chiedeva di avere a disposizione un cero organico, è perchè pensava che in quel modo il suono fosse migliore. Il suono ideale immaginato dal compositore doveva fare i conti con la “prassi esecutiva” magari più di forza maggiore che stilistica.

  2. D. scrive:

    Come detto, possiamo dire con certezza solo cosa in realtà lui aveva a disposizione, non cosa avrebbe fatto se avesse avuto altri mezzi: sono convinto che all’epoca si desse gran peso a fattori che noi oggi trascuriamo e che si trascurassero fattori per noi indispensabili.
    Sono d’accordo con te che gli studi sulla prassi servano per vagliare varie possibilità, non per costruire muri come vogliono certi puristi: l’atteggiamento che si ha con gli studi di gregoriano penso possa essere illuminante…
    Personalmente (è solo un mio gusto) amo la trasparenza e l’agilitàonoche esce dagli organici piccoli: parti reali in orchestra e addirittura anche nel coro, quando possibile. Parlo chiaramente delle cantate ordinarie, non della “Passione”, sia essa nella versione madre o nelle due figlie (escludo Marco perché ha l’aria troppo ordinaria).
    Sono rari gli esempi del ’700 in cui sento bisogno del suono “corale” anche in orchestra: il sacro italiano ed inglese, i concerti grossi, il teatro. Nel sinfonismo sento questo bisogno solo in certo Haydn (e poi con Beethoven).
    Credo veramente che la questione della salute dei ragazzi fosse il motivo principale per Bach per cui aumentare l’organico (cioè per diminuire il rischio di vacanze complete).
    Nelle trasferte ufficiali alle corti per gli omaggi di circostanza (p.es le visite a Coethen) lui si portava solo parti reali (quelle buone parti reali su cui la domenica non poteva contare perché le doveva utilizzare come suoi sostituti nelle altre tre chiese) anche se non c’erano problemi di rimborsi.
    Resta il problema che non è affatto facile rinnegare il modello odierno di orchestra con cui siamo cresciuti, i suoi equilibri, il suo suono.
    L’indipendenza del significato dal segno che predicava Saussure (e addirittura già Agostino) è più ideale che reale: siamo e resteremo italiani del ventunesimo secolo, non c’è via di scampo…

  3. D. scrive:

    Miiiii, sono sempre così logorroico alle 2 di notte?

  4. si… ma lo diventi solo dopo la mezzanotte..

    tornando alle questioni serie, la problematica della parte reale mi interessa molto. Sto studiano i mottetti a doppio coro del nostro Bach per una prossima esecuzione a parti reali. Ho preso una registrazione degli Hilliard Ensemble del 2007. Quello che immaginavo è stato confermato: quando sono a otto voci è tutto fantastico per trasparenza e agilità, il problema diventa timbrico quando i cori si uniscono. L’unione di due voci sulla stessa parte è sempre molto delicata, e c’è qualcosa che non mi convince fino in fondo, sul timbro del suono. Servirebbe la terza voce per parte. Il problema è che con il raddoppio delle parti (16 cantori) probabilmente avrei lo stesso problema nelle parti a cori divisi, quindi bisognerebbe passare ai 24 cantori, ma così facendo a cori uniti avremo 6 voci per parte e addio trasparenza e agilità… mah..

  5. D. scrive:

    Ottima questione: ho iniziato la risposta l’altroieri, ma sono già arrivato a due pagine piene. Se hai pazienza ti rispondo a breve con una serie di articoloni!
    Grazie ancora delle preziose osservazioni.

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